Agrippina: nipte e madre devota

AGRIPPINA: NIPOTE E MADRE DEVOTA!

Ciao bambini, ecco il mio articolo sulla storia della nonna del grande imperatore Nerone: Agrippina Maggiore…Proprio colui che vide Roma in fiamme nel grande incendio del 64 a.c. che portò, poi, alla costruzione del Colosseo…Wow!

Leggete insieme ai vostri genitori e fatemi sapere con dei commenti cosa ne pensate.Vi ricordo che, però, questo è solo un mini riassunto, occorre sempre approfondire e leggere, leggere, leggere!

Agrippina nacque nel 14 a. C. da Giulia e Marco Vipsanio Agrippa. Aveva tre fratelli maggiori, due maschi Gaio Cesare e Lucio Cesare, subito adottati da Augusto e quindi destinati ad essere i suoi successori nel governo dell’Impero, e una femmina, Giulia minore.

Suo padre, grande uomo politico e militare, morì ad appena due anni dopo la sua nascita durante il ritorno da una campagna nell’Europa dell’est. La sua scomparsa venne pianta non solo dalla moglie ma anche dal fedele amico e suocero Augusto: i due erano amici da oltre trent’anni e negli ultimi sei avevano condiviso il dominio dell’impero. Così Agrippina crebbe senza suo padre ma circondata dalle sue statue, che le regalavano un’idea della sua immagine fisica, e istruita riguardo alle sue gesta dai racconti dei veterani e dagli annali del Senato; forse è proprio grazie a questa fame di conoscenza che più di tutti i suoi fratelli ereditò il carattere fiero e coraggioso del padre.

Fino a dodici anni visse con la madre Giulia, al quale si maritò con Tiberio (futuro imperatore ), ma il loro matrimonio si rivelò presto fallimentare: i loro caratteri erano altamente incompatibili e dopo appena nove mesi – il tempo di dare alla luce un bambino che spirò solo dopo pochi giorni – Giulia tornò a Roma lasciando lo sposo ai suoi compiti militari ai confini dell’Italia.

La donna si dedicò così ad una vita spensierata e lussuriosa e Agrippina venne affidata alle cure di sua nonna Scribonia, la seconda moglie di Augusto.

Fu proprio nella sua casa che apprese che la madre sarebbe stata mandata in esilio per volere di Augusto, suo nonno, presso l’isola di Ventotene per aver infranto delle leggi sulla licenziosità; e così venne abbandonata di nuovo, questa volta dalla nonna, la quale era decisa ad accompagnare la figlia e tenerle compagnia per tutta la durata della pena. Era il 2 a. C.

Così Agrippina andò ad Anzio presso la villa sul mare di Augusto. Qui, nelle sue passeggiate sul bagnasciuga deserto del mare autunnale, si interrogava sulla giustizia dell’esilio della madre; d’altronde da entrambe le parti c’erano delle figure familiari perciò le risultava difficile tendere da una o dall’altra parte.

Un giorno, inaspettatamente, arrivò il nonno, accompagnato solo dalla scorta. Mentre camminavano insieme lungo la spiaggia, lui gli disse «Mi ricordi tuo padre. Nessuno più leale e sincero. Tu sei l’immagine di tuo padre, quando ci siamo conosciuti per la prima volta. Quello che ora ti dirò, non l’ho mai detto e credo che non lo ripeterò mai a nessun altro: senza di lui sarei stato Cesare Ottaviano, figlio adottivo di Caio Giulio Cesare, non Augusto. La sua morte è stata una tragedia per entrambi: per me e per tua madre. Tutte le colpe di lei sono o possono essere perdonabili, ma non quella del tradimento».

A 19 anni, nel 5 d. C., Agrippina sposò Germanico Cesare, adottato lo stesso anno da Tiberio per volere da Augusto – così da renderlo legittimo erede dell’impero. Lui, figlio di Druso e Antonia minore, era caro all’imperatore e questo dimostrò la sua stima concedendogli la sua nipote preferita, molto più vicina al suo cuore della figlia Giulia. Agrippina non lo deluse mai e, anzi, il matrimonio fu solo un’occasione per far crescere l’amore e l’affetto del nonno nei suoi confronti: fu una moglie e una madre perfetta. Solo un anno dopo le nacque il primo figlio, Nerone Cesare. Oltre a lui ne ebbe altri otto: cinque maschi (tre dei quali morirono in tenera età) e tre femmine. Agrippina li portava tutti con se mentre seguiva, impavida, i continui trasferimenti del marito per motivi militari – c’erano in corso diversi scontri su vari fronti dell’impero e lui, da stimato comandante, era costretto a muoversi continuamente.

Nel 14 d. C. morì Augusto e Germanico Cesare, ancora in Gallia, dovette affrettarsi a ritornare in Germania, dove era rimasta nel contempo sua moglie, per evitare una rivolta disastrosa che avrebbe sicuramente condannato l’impero. La perdita del comandante, infatti, aveva dato ai più boriosi il pretesto di iniziare una protesta che peggiorava giorno dopo giorno. Germanico Cesare, abilmente, appena arrivò fece radunare l’esercito sotto le insegne e salì sulla tribuna; questo forte gesto fece innalzare un grido tra la folla: “Germanico imperatore!”, ma nell’udirlo il comandante, indignato per il tradimento dei combattenti nei confronti di Tiberio, l’imperatore attuale, e per il solo pensiero che loro lo avessero creduto capace di un gesto del genere, fece per andarsene.

Restò però bloccato dalle spade dei centurioni nelle prime file che gli sbarravano la strada e minacciò, in estremis, di suicidarsi e così gli animi si calmarono, facendo risolvere tutto per il meglio. Questo accadimento aveva, sì, dimostrato a Tiberio la lealtà del figlio adottivo nei suoi confronti ma gli aveva anche aperto gli occhi sulla pericolosità della popolarità di Cesare Germanico. Comunque tutto ciò non scoraggiò il comandante, il quale ottenne diversi successi al fronte.

Fu proprio durante questa guerra che Agrippina dimostrò il forte carattere ereditato dal padre: accadde che, i soldati, nonostante le grandi vittorie, rimasero spaventati da una notizia falsa – un’imminente manovra del loro nemico che li avrebbe accerchiati e uccisi tutti quanti. Così molti si precipitarono al ponte sul Reno con l’intento di oltrepassarlo e distruggerlo – rischiando di lasciare isolati Germanico Cesare e diverse legioni – ma a metà trovarono Agrippina con i suoi figli; qui lei, sempre fiera, li persuase dimostrando una fiducia illimitata nelle virtù strategiche e militari del marito, e li richiamò all’ordine, convincendoli a ricostituire le coorti e a fortificare il ponte. Solo due giorni dopo la notizia risultò falsa e i romani ottennero una schiacciante vittoria.

Germanico Cesare, con a seguito Agrippina e i figli, si spostò ad Oriente, qui si scontrò quasi immediatamente con il governatore della Siria Gneo Pisone, amico di Tiberio e grande anticesariano; Agrippina si trovava altrettanto in disaccordo con la moglie Plancina, amica di Livia Augusta, la madre di Tiberio.

Fu proprio in questa situazione spiacevole che Germanico Cesare, dopo appena un anno, nel 19 d. C., morì; Agrippina sostenne sempre che fosse stato avvelenato da Plancina per volere di Pisone.

Agrippina tornò in Italia con le ceneri del marito; sbarcata a Brindisi, percorse la via Appia insieme ad una folla sempre più grande e sempre più dolente.

Lei, però, non si mostrò mai disperata e mantenne per tutta la durata delle celebrazioni funebri una calma che si addiceva ad una vera matrona romana. Questo non fece che accrescere la sua stima nei confronti del popolo, che la chiamava “vero sangue di Augusto” e, allo stesso tempo, alimentò il rancore e la paura di Tiberio.

A causa di questa fama l’imperatore iniziò a fare terra bruciata intorno alla vedova: chi era stato amico di Germanico Cesare o le si avvicinava per qualsiasi motivo veniva ucciso.

Ad isolare sempre di più Agrippina si aggiunse Seiano, fedele amico e consigliere di Tiberio, il quale la mise falsamente in guardia da un tentativo di avvelenamento da parte dell’imperatore, peggiorando sempre di più i rapporti tra figliastra e patrigno.

Negli anni successivi i figli di Germanico furono tolti di mezzo ad uno ad uno: Seiano, affamato di potere, tentava in tutti i modi di salire a governare.

Sfortunatamente per Agrippina, Tiberio nel 27 d.C., decise di ritirarsi volontariamente a Capri. Da qui iniziò per Agrippina e i suoi figli una spirale di miserie e sventure che culminarono con l’accusa di adulterio verso la donna da parte di Tiberio. Una buona parte del popolo si ribellò e andò a protestare in suo favore, ma Seiano non aspettava altro: ordinò che tutti coloro che erano scesi in piazza venissero uccisi e che Agrippina venisse condannata non solo per essere adultera, ma anche per aver fatto insorgere la folla.

Venne portata a Ventotene, come la madre, e da qui osservò da lontana spettatrice tutte le vicende che si susseguirono a Roma: prima la salita al potere di Seiano, che si autoproclamò imperatore, poi il ritorno di Tiberio.

Convinta che il patrigno non l’avrebbe mai più fatta rientrare a Roma, si lasciò morire di fame nel 33 d.C.

Vi è piaciuto? Ho preso spunto su vari testi per darvi un’idea di questa grande donna che ha avuto la tempra e il coraggio del padre.

Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate, scrivetemi la vostra opinione e vi ricordo che prima di questo c’è un altro articolo che parla di Ottavia lo potete leggere sul mio sito nella sezione blog “mamme famose nell’antica Roma”!

Alla prossima…Ciao!

Giovanna

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