Servilia

SERVILIA: la mamma di un traditore!

Ciao bambini, oggi sono andata la Foro romano ed ho mostrato ai miei bimbi la tomba di Giulio Cesare. Sapete Giulio Cesare ha avuto una famosissima amante di nome Servilia che le è stato accanto fino alla morte…Una vera storia d’amore clandestina! Ma chi era costei? Leggiamo la storia insieme!

Servilia nacque all’inizio del I secolo a.C. La sua vita fu molto legata ai personaggi più importanti del suo tempo, primo tra tutti Gaio Giulio Cesare.

La ragazza, infatti, anche se sposata a partire dai suoi 14 anni con Marco Giunio Bruto, molto più grande di lei e impegnato con la guerra civile tra popolo e oligarchi, si innamorò presto dell’giovane Cesare, un uomo bello e spigliato, che si legherà per sempre a lei. La loro conoscenza fu possibile grazie alla grande lontananza del marito di lei per motivi bellici: i due riuscivano a vedersi solo 30 giorni all’anno, nelle pause di tregua dalla guerra; inoltre la loro differenza di età faceva sì che Servilia provasse nei confronti del marito solo un’ammirazione profonda e una grande stima ma mai amore. In un contesto del genere non è difficile comprendere come Servilia si possa essere innamorata perdutamente di un altro uomo.

Dal loro amore si pensa sia nato Marco Giunio Bruto, futuro assassino di Cesare, esistono opinioni contrastanti sulla faccenda. Le fonti che ci sono pervenute, infatti, non permettono di affermare con sicurezza la paternità del Giulio in quanto non riportano una data di nascita univoca: da una parte c’è Cicerone, che è la voce più autorevole, il quale sostiene sia nato nell’85 a.C., quando Servilia aveva tra gli undici e i dodici anni; queste affermazioni dell’intellettuale latino molto probabilmente avevano (e hanno ancora) lo scopo di negare qualsiasi sospetto della paternità di Cesare. Velleio Patercolo, invece, dice Bruto nato nel 79 a.C., data che si incastra perfettamente con il periodo in cui i due si erano conosciuti e innamorati, a circa vent’anni dalla nascita di entrambi. Comunque Marco nascerà in un momento in cui sia il padre nominale che l’amante sono assenti, entrambi all’estero a combattere

Quando Giunio Bruto venne ucciso a Modena nel 78 a.C., Servilia si risposò con Decimo Giunio Silano, con il quale ebbe tre figlie. Ma l’amore segreto con Cesare, nonostante il nuovo matrimonio, le nuove figlie e la nuova moglie di Cesare, continuava, come si legge dal racconto di Plutarco: nel dicembre del 63 a.C., alla fine della congiura di Catilina, il Senato discute sulla condanna a morte dei congiurati. Cesare, che già aveva ricoperto importanti cariche politiche e militari, prende la parola, e discorre sostenendo che non era legale condannare a morte cittadini romani senza processo e senza il voto del popolo sovrano. Marco Porcio Catone gli risponde immediatamente con un discorso violento e aspro, arrivando perfino ad accusarlo di essere dalla parte dei congiurati. Ed ecco che, mentre parla, viene portato a Cesare un biglietto dall’esterno. Subito Catone urla: «Volevate una prova della sua intesa con i congiurati? L’avete sotto gli occhi». Ma Cesare, che nel frattempo aveva aperto e letto il biglietto, lo passa senza dire una parola a Catone che si trovava in piedi vicino a lui. Questo lo apre, lo scorre e, arrabbiato, lo restituisce a Cesare: la prova era davvero incontestabile, ma dell’amore adultero della sua sorellastra Servilia; e il biglietto non era altro che un invito di lei a Cesare, perché la raggiungesse. In quel momento la loro relazione contava circa venti anni e continuava ad essere accesa come ai primi tempi.

Cesare divenne poi console nel 59 a.C. e regalò a Servilia, in questa occasione, una perla del valore di sei milioni di sesterzi, nonostante si fosse recentemente risposato con la figlia di un futuro console.

Di lì a poco i due amanti si dovettero separare e Cesare partì per un lungo viaggio alla conquista della Gallia. Dopo otto anni di guerre e successi nel Nord Europa, il comandante tentò di tornare in patria e nel 50 a.C. si fermò a Ravenna nell’attesa di ricevere un secondo consolato prima di rientrare a Roma; la carica però non arrivò mai e, anzi, venne nominato nemico dal Senato. Questo però non scoraggiò Cesare, che, avanzando con i suoi fedeli soldati, prese potere della penisola scacciando Gneo Pompeo, il Senato e l’esercito consolare in meno di due mesi. Dopo esser poi andato in Spagna per distruggere le legioni pompeiane e segnare un’altra vittoria tra i suoi tanti successi militari, tornò a Roma e finalmente incontrò la sua amata Servilia. I due non ebbero molto tempo per parlare, ma di sicuro lei la portò a vedere la figlia Terza, che tanto le somigliava, e gli chiese di risparmiare Bruto. Cesare fu di parola e lo lasciò fuggire quando lo sconfisse nella battaglia di Farsalo.

Terminata anche questa battaglia, Cesare, senza passare per Roma, partì all’inseguimento di Pompeo, che intanto era scappato in Egitto. Qui conobbe un’altra donna che divenne una figura importante nella sua vita: Cleopatra. Con lei trascorse diversi mesi, navigando sul Nilo con la sua nave nuziale e dimenticandosi della guerra civile e di tutti i problemi di Roma. Ripartì da Alessandria d’Egitto solo quando venne informato delle varie sconfitte che i suoi generali stavano subendo in Asia; in un solo mese riorganizzò le forze a sua disposizione e vinse contro i nemici. A Roma il suo rientro venne anticipato da una frase celebre: “veni, vidi, vici” (ovvero “venni, vidi, vinsi”).

Questa volta Servilia era preparata per il rientro di Cesare e aveva organizzato per lui una sensuale sorpresa: sua figlia Giunia Terza. La ragazza infatti somigliava tremendamente alla madre e la donna credeva che il suo amato potesse rivivere i loro momenti più focosi del loro amore attraverso il corpo e l’aspetto di sua figlia. In cambio Cesare la ricompensò regalandole alcune delle proprietà ricavate dalla guerra.

Poi Cesare partì di nuovo per la campagna africana e, rientrato a Roma vittorioso, celebrò sulla via sacra quattro trionfi, uno dietro all’altro (Gallia, Egitto, Ponto, Africa); questa volta, però, si portò dietro anche Cleopatra e il figlioletto Tolomeo Cesare che la regina, appunto, sosteneva essere figlio del dittatore. Giunia Terza, e con lei la madre Servilia, vennero messa da parte: non potevano esercitare più alcuna ascendenza su di lui. Per dimostrarsi dalla parte di Cesare, subito il senato presentò una legge la quale dichiarava che a Cesare fosse consentito sposare qualsiasi donna che possa assicurargli la discendenza. Chiaramente lo scopo era quello di legalizzare il matrimonio tra Cleopatra e il dittatore già avvenuto in Egitto e riconoscere Tolomeo Cesare come figlio legittimo del dittatore.

Questo fece risvegliare gli animi repubblicani assopiti e molti, tra cui anche i fedeli soldati di Cesare, dichiaravano di non riconosce più il dittatore. Anche i figli di Servilia, Bruto e Giunia Terza, si unirono a famiglie filo-repubblicane, mettendo la loro madre a metà tra loro e il dittatore. La congiura stava iniziando a prendere forma.

Nel 45 a.C. Cesare ritornò in Spagna a combattere contro le ultime forze dell’oligarchia repubblicana. Dopo l’ennesima brutale vittoria, tornò a Roma e si ritrovò di fronte a un’ipocrita realtà: i vinti, che già tramavano il suo assassinio, erano soliti fare visite alla villa di Cleopatra, portandole dei doni e ricoprendo di complimenti il comandante. Servilia, dal canto suo, percepiva sempre di più l’avvicinamento di un angosciante avvenimento che avrebbe cambiato il corso della storia romana. E così partì alla volta della sua villa napoletana di Ponzio con il desiderio di allontanarsi dalla stressante vita romana; questo però fece solo in modo che la notizia dell’assassinio di Cesare le arrivasse con un giorno di ritardo. Presa conoscenza dei tragici fatti, Servilia montò immediatamente su un carro verso Roma e, rientrata, trovò la città in scompiglio; la congiura diede quindi inizio ad una serie di eventi e battaglie sanguinolente che portarono inevitabilmente al suicidio di Bruto, compiuto secondo un antico rituale romano per rimediare all’assassinio di cesare.

Servilia rimase, così, sola e privata non solo del figlio maggiore ma anche dell’amato solo a causa delle lotte di potere.

Ma che dispiacere!…Però così finisce la sua storia…Piaciuta?

Vi è piaciuto? Ho preso spunto su vari testi per darvi un’idea di questa grande mamma che supportava e ammirava i suoi figli!

Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate, scrivetemi la vostra opinione e vi ricordo che prima di questo c’è un altro articolo che parla di Lucrezia: simbolo di sacrificio morale e pubblico e privato, lo potete leggere sul mio sito nella sezione blog “mamme famose nell’antica Roma”!

Alla prossima…Ciao!

Giovanna

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