Papa

“Ad ogni morte de papa!”

Perchè si dice ad ogni morte di papa? Solitamente questa espressione viene usata per indicare un evento molto raro!

Nella Roma del XVI – XVII sec. i condannati per piccoli reati: furti, debiti di piccole somme, etc… vivevano con la speranza che il papa morisse al più presto. Questo perchè, secondo un’antica tradizione, venivano liberati in occasione della sua morte.

Ma non tutti i condannati ebbero la fortuna di incontrare un papa benevolo!

Alla morte di Gregorio XIII, Ugo Boncompagni (1572-1585) fu eletto papa Sisto V. Quando il governatore di Roma gli ricordò che avrebbe dovuto firmare l’amnistia per liberare i carcerati, egli, imperturbabile, rispose che: “pur troppo ve n’erano de’ malfattori, onde non era d’uopo di accrescerli!”

Meno male che, conoscendosi la scarsa bonarietà di papa Sisto V, in quel periodo egli non fosse in vena di accrescere, ma nemmeno di diminuire il numero di malfattori presenti nelle carceri.

Papa Sito V fu pontefice della Curia romana per soli 5 anni (1585 – 1590) e riuscì a trasformare la Capitale in una vera e propria città rinascimentale. Ad esempio, fece spostare tutti gli obelischi romani per posizionarli di fronte alle chiese più importanti, mete di pellegrinaggio, per utilizzarli come punti di orientamento per i pellegrini che da lontano li vedevano svettare tra le case (curioso notare che lo scrittore Dan Brown incentrò il suo romanzo “Angeli e Demoni” proprio sulla topografia romana creata da Sisto V!).

Inoltre creò l’acquedotto felice.

Tuttavia quello per cui viene maggiormente ricordato, er papa tosto, dal popolo romano sono due cose sostanzialmente: la sua severità nell’amministrazione della giustizia e il pagamento delle tasse.

Ricordo in breve il famoso miracolo, rivelatosi poi un inganno, del crocefisso che trasudava sangue che il papa sventò con un colpo di spada, rompendolo in pezzi e facendo giustiziare il proprietario. Ce lo ricorda il Belli con la famosa frase: “…Ma nu la perdunò neppur’a Cristo!”

Un’altra curiosità è che Sisto V, non fidandosi dei funzionari locali, assoldò dei fidati compaesani marchigiani per esercitare il mestiere di esattori…Da qui il famoso detto ancora oggi presente nella nostra cultura romanesca: “mejo ‘n morto dentro casa, cchè ‘n marchisciano fori daa porta!”

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